La musicalità corporea si ispira per un verso ai nuovi orizzonti aperti Oltreoceano dalla metà del XX secolo sullo stretto rapporto mente-corpo nell’esperienza musicale (embodied music); per altro verso essa si riallaccia a teorie pedagogiche dell’azione musicale e coreutica nate verso la fine del XIX secolo su basi neurofisiologiche, tra le quali spicca il metodo di Émile Jaques-Dalcroze. Il superamento del dualismo corpo-mente posto da Platone, perpetuatosi nei millenni e ribadito ancora quattro secoli fa da Cartesio, ha impedito di capire che la musicalità, ovvero la sensibilità alla musica, ha bisogno del corpo per estrinsecarsi e dunque la coniugazione delle facoltà umane, tutte, è la via maestra per una musica incorporata (embodied). I dualismi ideologici hanno impedito troppo a lungo di scoprire come l’essere umano è tale “in quanto ha un corpo” e che i falsi dualismi mente/corpo hanno troppo a lungo condizionato la pedagogia musicale. La sensibilità musicale non è un fatto solo “di testa” o se si preferisce “di anima ”, ma è una risposta gestuale allo stimolo sonoro quanto una risposta mentale alla cinetica corporea. Nella musicalità corporea il corpo è visto come essenziale al “fatto musicale”, poiché qualsiasi espressione sonora è “prodotta da uno o più corpi in azione”.

Con tali premesse la MUSIKES, Associazione Culturale per la Musica e la Danza di Torino, intende formare i futuri musicisti e danzatori attraverso un processo di coniugazione del corpo con la mente per “sentire” univocamente il senso più profondo della musica, che è interno al corpo e non fuori di esso. L’essere umano ha molto probabilmente iniziato a “far musica” imitando con la sua laringe le melodie di qualche uccello, poi creando ritmi battendo le mani o i piedi e quindi coniugando ritmo e melodia. Quella della musicalità corporea è una pedagogia musicale formulata e sperimentata da Chiara Tamagnone, che attraverso i suoi collaboratori, sia insegnanti di musica che di propedeutica alla danza, persegue l’obiettivo non di fare dei “ginnasti” della tastiera o dell’archetto, ma musicisti e danzatori capaci di far emergere la propria individualità psicosomatica come fatto di “sensibilità” e non soltanto di “bravura”, anche se un certo livello di essa è indispensabile: fare passaggi velocissimi su uno strumento o saltare molto in alto non è “musicalità” ma “virtuosismo”. Noi vogliamo innanzitutto formare musicisti sensibili, capaci di interiorizzazione ritmico-melodica e di espressione attraverso gli strumenti corporei (corde vocali e respiro, spalla-gomito braccio-mani-dita, ecc.) in un evento. Per questo motivo l’improvvisazione è elemento basilare della musicalità corporea, ai fini della creazione di “eventi sonori” e non solo di “esecuzioni”.